Il restauro spiegato
Il restauro di Carcassonne di Viollet-le-Duc, spiegato
Perché una quasi rovina è diventata lo skyline medievale più fotografato di Francia — e perché ancora oggi si discute sui tetti.
Controlla le date su Viator ↗Una fortezza destinata alla demolizione
All'inizio del XIX secolo Carcassonne aveva perso la sua funzione militare, le mura cadevano in rovina e i costruttori locali le usavano come cava. Nel 1849 il governo decise che le fortificazioni dovessero essere demolite; l'opposizione locale, guidata dall'antiquario Jean-Pierre Cros-Mayrevieille, ribaltò la decisione.
Mérimée si unisce alla campagna
Prosper Mérimée, lo scrittore che fu anche ispettore generale dei monumenti storici di Francia, si batté al fianco di Cros-Mayrevieille. Napoleone III approvò il restauro nel 1853 ed Eugène Viollet-le-Duc lo diresse fino alla sua morte, nel 1879; in seguito il suo allievo Paul Boeswillwald, e più tardi Henri Nodet, proseguirono l'opera.
I tetti che ancora oggi fanno discutere
Le ripide coperture in ardesia a cono volute da Viollet-le-Duc sulle torri sono la sua aggiunta più visibile e più criticata — la controargomentazione, ancora oggi sostenuta, è che i castelli di questa parte della Linguadoca portassero più tipicamente tetti a bassa pendenza in tegole di argilla di stile romano, anziché in ardesia di stile nordico. A sua difesa, molti dei crociati che conquistarono la regione venivano dal nord, e la sua squadra trovò frammenti di ardesia durante i lavori.
Perché l'UNESCO iscrive il restauro, non solo le rovine
L'UNESCO, che nel 1997 ha iscritto la cité nella lista del patrimonio mondiale, la descrive come un esempio eccezionale di città fortificata medievale e attribuisce parte della sua importanza straordinaria alla lunga campagna di restauro di Viollet-le-Duc, uno dei fondatori della conservazione moderna.